Chiese e monumenti

CHIESA PARROCCHIALE di San Martino

Deriva da un’antichissima pieve, che si dice esisteva già attorno all’anno Mille che nel 1259 si trovava fuori dal castello e che pagava a Pavia un tributo in biade.

Nel 1361, al suo interno esisteva già la cappella di San Michele, eretta da Goffredo Panizzari. Nel 1460, essendo buia e stretta, ad una sola navata, il Rettore scrisse che nella Parrocchia esistevano due chiericati con proprie cappelle. A novembre del 1622, venne comperata una “cantina” adiacente alla Chiesa dai Reverendi padri di San Francesco di Vigevano con lo scopo di ampliare la Chiesa, il cui intervento terminò nel 1666. Lungo tutto il perimetro esterno della Chiesa, vi era un cimitero, della larghezza di “due passi” che svolse il suo compito fino al primo decennio del 1800. caratteristico e singolare, l’affresco della Madonna della Donzellina, del XV secolo, tolto dal muro della cascina omonima nel 1686 e portata in una cappella ostruita appositamente per contener la sacra immagine, ritenuta miracolosa. Ai piedi della cappella è sepolto il cuore del Cardinale milanese Carlo Gaetano Stampa ( 3/11/1742).

Pur mantenendosi alla forma originale di un’unica navata, la chiesa, fu arricchita di cappelle laterali e di sette nuovi altari a seguito degli interventi di ampliamento. Le navate laterali furono dipinte nel 1884 da Paolo Maggi di Pavia e la navata centrale fu dipinta nel 1884 da Pietro Ramella di Vigevano. Di tutti i quadri sacri esposti nelle varie cappelle i più notevoli che possiamo ammirare sono la Madonna del Rosario, opera del 600 dipinta da Guglielmo Caccia, detto il “Moncalvo”, la Madonna dei Santi e la Deposizione del Cristi attribuiti a G.B. Crespi detto il “Cerano”.

Nel 1962 venne costruito il nuovo battistero su progetto dell’Arch. Francesco Portaluppi di Tromello, un pregevole lavoro ricco di marmi e mosaici completato da una cancellata di ferro battuto, opera del nostro artigiano locale Giovanni Gallotti.

Il San Martino posto nella facciata della chiesa era stato dipinto dal pittore Mazzucchi di Vigevano. Il dipinto venne restaurato e rinfrescato nell’estate del 1995 dal pittore Remo Faggi di Vigevano.

 

IL CAPPELLONE

Antistante la Parrocchia di San Martino ci sono tre cappelle in stile barocco, anticamente chiamate “ Cappellone”. La loro erezione è della seconda metà del XVIII secolo ed erano all’interno dell’antico cimitero comunale, vi si poteva celebrare anche la messa. La cappella centrale ha un’altare sormontato da un dipinto in rilievo rappresentante la Deposizione di Cristo; quelle ai lati, rappresentano il sacro ed il profano, con disegni vari in rilievo, tutto a stucco. Le tre cappelle sono chiuse da cancelletti di ferro.

 

CHIESA DI SAN ROCCO

E’ la chiesa più amata dai Tromellesi, sede dell’antica confraternita omonima, i cui associati, in dialetto, erano denominati “Sanruchìn”.

L’epoca della sua costruzione non è certa, anche se si narra che fu costruita, per voto popolare per la cessazione della peste del XV secolo. Recenti studi e ricerche, portano a retrodatare la sua nascita in quanto nel vano scala che porta all’organo, nella primavera del 2000, è stato portato alla luce uno splendido affresco, mai registrato in nessuna documentazione, raffigurante sei Santi, (dovrebbe essercene un settimo, ma coperto da uno spesso muro): Santa Caterina (completamente rovinata), San Sebastiano e San Rocco (spendidi), San Tommaso d’Aquino, San Cristoforo e San Girolamo (parzialmente rovinati) databili nella seconda metà del XV secolo.

Dalla visita pastorale del 1565, viene ricordato che i confratelli sono 24, ma la caratteristica della chiesa di quel periodo, sta nel fatto che la stessa è divisa in due parti mediante una parete, nella quale vi sono due finestrelle chiuse con tavole: dalla parte dell’altare ci sono due solai, uno dei quali serve da magazzino per i confratelli, l’altro serve come “hospitale” per i pellegrini: Questo fatto, induce a pensare che la chiesa sia molto antica, e da secoli, fungesse come ricovero per i viaggiatori. Altro fattore, che può convalidare l’antichità della chiesa è la testimonianza di un sacerdote, incaricato dal Vescovo pavese d’indagare sull’anno di nascita delle Confraternite tromellesi, (erano quattro) per quanto riguarda i “sanrocchini” ammette candidamente: “non ho ritrovata niuna fondazione di detta scolla”. Si sì tiene conto che l’indagine è del 1607 e già allora la Confraternita era così antica che non si riusciva ad avere notizie sulla sua fondazione, certamente, nel XV secolo, la chiesa esisteva già, ma da quanto tempo?

La cappella a destra, dedicata alla B.V. Maria è stata formata alla fine del 1696, quella sinistra, sempre al centro della chiesa, risale a qualche decennio dopo, di questa cappella notevole la statua lignea di San Sebastiano.

L’altare maggiore, in marmo rossiccio e nero, pare che provenga da una chiesa pavese, ed è del XVIII secolo. Com’è normale, vari rifacimenti portano la chiesa allo stile barocco attuale: L’ultimo intervento alle strutture risale al 1909, anno in cui fu rifatta la facciata e alzato il tetto.

AFFRESCHI DI SAN ROCCO

Si tratta di un ciclo di dipinti situati nella chiesa sul lato sinistro della navata centrale, più precisamente all’interno del vano scala che dalla navata stessa porta all’organo situato in controfacciata sopra il portale d’ingresso. Tali affreschi, che ricoprono quasi interamente la parete, facevano probabilmente parte di un più vasto ciclo pittorico che in origine decorava un’antica cappella situata in quale punto, ora murata, di cui si riconoscono a tutt’oggi avanzi del cornicione interno. La porzione oggi visibile partendo dall’ingresso e salendo le scale rappresenta cinque Santi nel seguente ordine: Santa Caterina di cui sono visibili solo l’iscrizione ed il volto, San Sebastiano e San Rocco molto en conservati e di notevole qualità, San Tommaso d’Aquino e San Cristoforo con sulle spalle il bambin Gesù  rovinato dalla posa dei gradini della scala. Un sesto Santo, San Gerolamo, si trova in corrispondenza del sottoscala che ospita il contatore della luce.

E’ ipotizzabile la presenza, a sinistra di San Gerolamo, di un settimo Santo non individuabile in quanto vi è uno spesso muro addossato a quello originario.

Merita menzione la scritta visibile sopra Santa Caterina  “ Die Mzij Domenichus De Nocte Fecit Per” in testo nero su fondo bianco.Documentazione relative alla visita Pastorale in Tromello nel 1744 fanno menzione di un sepolcro situato in quel punto.

Poiché da ricerche è risultato che i DE NOCTE erano una famiglia facoltosa del paese, la supposizione è che possono essere stati i committenti della cappella e degli affreschi e che il sepolcro citato fosse proprio quello di un membro di tale famiglia.

 

LA TRADIZIONE DEL CROCIONE

Nonostante ricerche condotte, non si sono travati documenti che indicano le origini di questa tradizione religiosa. E’ probabile che questa tradizione sia nata verso il 1630 quando in Lomellina si diffuse la terribile peste che portò ad una grande devozione per San Rocco, protettore degli appestati, e che la stessa sia stata poi tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Da un documento sappiamo che questa usanza era prerogativa della Confraternita di Santa Maria Loretana. Si presume che nel 1800, la confisca della Confraternita da parte del Governo Francese, la tradizione sia stata trasferita dai fedeli nella Chiesa di san Rocco; sappiamo anche che la divisa originale dei sanrocchini era di colore verde e che venne sostituita nel 1895 da una tunica bianca con mantellina e medaglione dorato di San Rocco.

Il personaggio di questa manifestazione fu e sarà sempre misterioso; esso indossa una tunica rossa con cappuccio che gli copre il viso, a piedi scalzi con le catene legate alle caviglie  che vengono trascinate sul selciato e porta una pesante croce di legno sulle spalle. Tale personaggio sciuscita  ai presenti alla manifestazione sensazioni tali che danno l’impressione di trovarsi veramente di fronte a Cristo.

Questo personaggio, si presume che sia un penitente,oppure una persona che chiede grazia particolare, è condotto da un cireneo  dagli uomini del sinedrio che portano delle lampade per illuminare la scena, mentre i sanrocchini in divisa bianca tengono a distanza la folla numerosa che segue la processione.

Una nota di colore relativa a questo evento è la curiosità della popolazione e di chi vi partecipa che di anno in anno tenta di scoprire, senza esito, l’identità del penitente di turno osservandone, per quanto sia possibile, attraverso la tunica le caratteristiche fisiche.

Tale manifestazione (processione) viene svolta tutti gli anni nella serata del giovedì Santo.

 

EX CHIESA DELLA B.V. DI LORETO

Alle origine si chiamava Santa Maria degli Angeli, ed era posta a fianco della  Torre Civica, successivamente si chiamò B.V. di Loreto quando si introdusse nel XV secolo la devozione alla S.Casa.

La Chiesa aveva l’altare maggiore sovrastato dall’ancona su cui erano dipinti la B. Vergine Maria col bambino tra i Santi Michele Arcangelo e Fermo.

Aveva altri due altari laterali uno dedicato a San Giuseppe e l’altro alla Madonna del Carmine.

La Confraternita era stata dalla curia di Pavia nel 1567 sarà incamerata all’epoca napoleonica e venduta  dal demanio a privati.Nel 1964 venne demolita  

 

LA CHIESETTA DI S. STEFANO

La leggenda

Un giorno dalla chiesa di San Martino, viene rubato il sacro pisside, tutta la popolazione è sgomentata per quel furto sacrilego, preghiere e lamenti si sprecano, mai era accaduto una cosa del genere.

Il giorno di Santo Stefano, un carrettiere esce dal paese con il suo carretto tirato da un mulo, non si sa chi era né dove era diretto, il fatto che il mulo improvvisamente si fermò sul ciglia della strada e nulla valgono gli incitamenti del carrettiere per smuoverlo, è come inchiodato al terreno. Più passano i minuti e più il carrettiere diventa nervoso, il mulo non si muove; fatto sta che girando intorno al mulo improvvisamente, sul verde prato scorge delle macchie bianche, incuriosito si avvicina e con stupore, si accorge che vicino ai suoi piedi ci sono decine di particole. Dopo un attimo di sbigottimento, abbandona sul posto carro e mulo e corre verso il paese a riferire l’accaduto. La notizia passa di bocca in bocca in un lampo e in breve tempo anche il Rettore viene a conoscenza del fatto. Munito di crocifisso e indossati i paramenti sacri, improvvisa una processione e si porta sul luogo della scoperta. Subito grida al miracolo!!! al miracolo!!!, l’area  coperta dalle ostie fu dichiarata sacra, essendo quel terreno santificato dal corpo di Cristo.

Per volontà popolare si decide di erigere una cappella, dedicandola al Santo del giorno artefice del ritrovamento del Corpo di Gesù. Essendo il terreno di proprietà comunale non ci sono state difficoltà ad ottenere il permesso di costruzione della chiesetta.

Se la storia sia vera, non ci è dato da sapere, perché non esistono documenti; dobbiamo dire che la chiesetta di Santo Stefano, nelle visite pastorali, che si sono susseguite nei secoli, non viene mai menzionata, questo spiega col fatto che non  mai stata una proprietà ecclesiastica, ma della comunità.

La chiesetta non ha mai avuto un reddito, per cui gli ecclesiastici, non avendo nessun introito, non se ne sono mai interessati.